Psicofarmaci nei minori: quando sono davvero necessari

Negli ultimi anni il tema dell’uso degli psicofarmaci in età evolutiva è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico, suscitando preoccupazioni, timori e talvolta posizioni ideologiche contrapposte. Parlare di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti richiede invece competenza, prudenza e capacità di distinguere, evitando sia allarmismi sia semplificazioni.

Durante un recente incontro universitario ho affrontato il tema di quando, come e perché può essere indicato un intervento farmacologico nei minori, cercando di riportare la riflessione su un piano clinico, etico e scientifico.

Un dato di partenza: l’aumento delle prescrizioni

I dati più recenti mostrano un aumento delle prescrizioni di psicofarmaci nei minori negli ultimi dieci anni, come evidenziato dal Rapporto OsMed dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
È un dato che va letto con attenzione: l’Italia, pur registrando una crescita, rimane uno dei Paesi europei con la più bassa prevalenza di utilizzo, soprattutto se confrontata con Stati Uniti e Francia.

Questo significa che il problema non è “quanto” si prescrive, ma come e perché si prescrive.

Lo psicofarmaco non è la prima risposta

Un punto fondamentale, spesso frainteso, è che lo psicofarmaco non rappresenta mai la prima linea di intervento in età evolutiva.
La priorità resta sempre:

  • la valutazione clinica accurata,
  • il coinvolgimento della famiglia,
  • gli interventi psicologici e psicoeducativi,
  • la collaborazione con la scuola e i servizi.

Il farmaco entra in gioco solo quando i sintomi sono gravi, persistenti e invalidanti, e quando altri interventi non risultano sufficienti a garantire il benessere del minore.

Quando l’intervento farmacologico è indicato

Esistono condizioni cliniche in cui l’uso di psicofarmaci può essere appropriato e necessario, ad esempio:

  • disturbi dell’attenzione e iperattività severi,
  • depressione maggiore in adolescenza,
  • disturbi dello spettro autistico con comportamenti gravemente disfunzionali,
  • disturbi d’ansia intensi e invalidanti.

In questi casi, il farmaco non “cura” il problema, ma può ridurre la sintomatologia quel tanto che basta per permettere al bambino o all’adolescente di:

  • beneficiare della psicoterapia,
  • tornare a una vita scolastica e relazionale più funzionale,
  • ridurre il rischio evolutivo.

Scelta del farmaco e monitoraggio

La scelta del farmaco deve essere individualizzata, basata sull’età, sul quadro clinico, sulla storia del minore e sul contesto familiare.
Fondamentale è il monitoraggio continuo, che include:

  • controllo del peso, dell’appetito e del sonno,
  • osservazione dell’umore e del comportamento,
  • attenzione agli effetti collaterali,
  • comunicazione costante con i genitori.

L’interruzione della terapia, quando possibile, deve essere graduale e mai improvvisa.

Aspetti etici e responsabilità adulta

Prescrivere psicofarmaci a un minore comporta sempre una responsabilità etica importante.
Significa:

  • informare in modo chiaro e comprensibile la famiglia,
  • coinvolgere il minore, per quanto possibile, nel percorso di cura,
  • evitare l’uso del farmaco come “scorciatoia” educativa o relazionale.

Lo psicofarmaco non deve mai diventare una risposta alla fatica adulta di comprendere, contenere e accompagnare la sofferenza evolutiva.

Una riflessione conclusiva

Parlare di psicofarmaci in età evolutiva significa uscire dalla logica del “favorevoli” o “contrari” e entrare in una dimensione più complessa e responsabile.
In alcuni casi, non intervenire farmacologicamente può essere più dannoso che farlo; in altri, l’intervento farmacologico precoce o non necessario rischia di interferire con lo sviluppo.

La vera sfida è mantenere uno sguardo clinico, umano ed evolutivo, capace di tenere insieme scienza, etica e attenzione alla singolarità di ogni bambino e adolescente.

Dr.ssa Roberta Costantini – Psicoterapeuta e Psicologa Giuridica

Questo articolo nasce da una riflessione clinica e professionale sull’uso degli psicofarmaci nei minori, con l’obiettivo di promuovere una valutazione attenta, multidisciplinare e rispettosa dello sviluppo.

2 risposte a “Psicofarmaci nei minori: quando sono davvero necessari”

  1. Condivo appieno le osservazioni considerazione e analisi fatte dalla dott.ssa Costantini
    Un valido e serio vademecum per queste problematiche .
    Complimenti

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