
Una lettura psicologica del nuovo Disegno di Legge approvato dal Governo
In Italia si sta aprendo una fase nuova e significativa per il riconoscimento dei caregiver familiari. Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri di un Disegno di Legge dedicato, il legislatore avvia un percorso che mira a colmare un vuoto storico: quello del mancato riconoscimento giuridico, sociale ed economico di chi si prende cura quotidianamente di un familiare non autosufficiente.
Si tratta di una svolta che non ha solo un valore normativo, ma anche profondamente umano e psicologico.
Dal lavoro invisibile al riconoscimento istituzionale
Chi svolge il ruolo di caregiver familiare affronta spesso carichi emotivi, fisici e relazionali molto elevati. La cura continua, soprattutto in assenza di adeguati supporti, può esporre a stress cronico, isolamento sociale e rischio di burnout.
Il nuovo Disegno di Legge introduce finalmente:
- un riconoscimento giuridico formale della figura del caregiver;
- tutele lavorative più strutturate, come permessi, congedi e strumenti di conciliazione tra lavoro e cura;
- un sostegno economico stabile, il cosiddetto Bonus Caregiver, fino a 400 euro mensili a partire dal 2026, modulato in base all’ISEE e all’intensità dell’assistenza.
Questi interventi segnano il passaggio da misure frammentarie a una visione più sistemica del welfare di cura.
Il valore psicologico del sostegno economico e dei diritti
Dal punto di vista psicologico, il riconoscimento istituzionale ha un impatto che va oltre l’aspetto materiale.
Essere riconosciuti significa:
- ridurre il senso di invisibilità e solitudine;
- validare socialmente un ruolo complesso e spesso dato per scontato;
- favorire una maggiore tutela della salute mentale del caregiver.
Anche il rafforzamento dell’assistenza domiciliare va in questa direzione, sostenendo la permanenza nel contesto familiare e riducendo il carico emotivo legato alla gestione solitaria della cura.
Uno sguardo professionale: perché questa riforma è importante
Come psicologa, considero questo Disegno di Legge un passaggio fondamentale verso una cultura della cura più matura e consapevole.
Riconoscere chi cura significa prendersi cura anche del caregiver, prevenendo il disagio psicologico e promuovendo benessere non solo individuale, ma familiare e sociale.
Pur con margini di miglioramento – risorse economiche, criteri di accesso e copertura ancora parziale – la direzione intrapresa è chiara: la cura non è più solo una responsabilità privata, ma una funzione sociale condivisa.
Conclusione
Il nuovo quadro normativo rappresenta un primo, importante passo verso un sistema più equo e umano.
Come professionisti della salute mentale, è fondamentale continuare a osservare, accompagnare e sostenere questo cambiamento, affinché il riconoscimento dei caregiver familiari non resti solo formale, ma si traduca in reale tutela del benessere psicologico e relazionale.
Dott.ssa Roberta Costantini – Psicoterapeuta e Psicologa Giuridica
Questo articolo nasce da una riflessione clinica e professionale, con l’obiettivo di promuovere una lettura attenta, responsabile e rispettosa della complessità delle persone e dei contesti coinvolti.

